Architetti spagnoli del barocco

Lo stile barocco si è affermato in diversi stati europei, Italia compresa, diffondendosi con correnti differenti anche all’interno della nostra penisola. Per questo si parla di barocco leccese o barocco veneziano così come si citano il barocco polacco o quello spagnolo.

E proprio la corrente artistica barocca in Spagna ha avuto come protagonisti assoluti tre grandi architetti: Alfonso Cano, Josè Benito Churriguera e Francisco Bautista. In questo articolo approfondiamo la loro conoscenza non prima di avere capito come il barocco abbia influenzato l’arte spagnola.

Diffusione del barocco in Spagna

In Spagna l’architettura barocca si diffuse nel XVII secolo, sotto il regno di Filippo III. Non era un grande momento in quanto la crisi economica imperava ed anche l’arte risentì di questa decadenza. Nel periodo precedente furono edificate importanti opere come la cattedrale di Valladolid e il monastero dell’Escorial, quando alla guida del regno vi era Filippo II.

Lo stile barocco più che incidere sull’architettura vera e propria lasciò il segno nelle decorazioni e nell’abbellimento soprattutto delle chiese. Questa tendenza, che arrivò immediata anche tra gli strati più bassi della popolazione, fu esportata in America Latina.

In Spagna vennero costruiti edifici religiosi in stile barocco che vale la pena menzionare. Sono la chiesa di Santa Maria Magdalena a Granada, la cappella di Nostra Signora dei Desamparados a Valencia e la collegiata di Sant’Isidoro a Madrid. L’arte barocca secentesca è visibile anche nella facciata della chiesa di Sant’Ignacio de Loyola e in tanti luoghi di culto di Santiago de Compostela.

In Portogallo il barocco si sviluppò più tardi, sul finire del XVII secolo, ma in toni minori. Anche in questo caso lo stile fu esportato e influenzò in maniera importante l’architettura brasiliana al di là dell’oceano.

Alonso Cano

Alonso Cano nacque a Granada nel 1601 e fu uno dei più grandi artisti spagnoli di tutto il XVII secolo. Chiamato anche il Michelangelo spagnolo per il suo talento trasversale, è stato pittore, architetto, scultore e disegnatore.

Iniziò a lavorare nella bottega del padre, anch’egli costruttore e architetto, prima di spostarsi a Siviglia per apprendere l’arte pittorica presso Francisco Pacheco. Qui conobbe Diego Velasquez che lo introdusse nell’ambiente e nel 1638 fu chiamato alla corte di Madrid per dedicarsi alla pittura delle fabbriche reali.

In seguito progettò l’arco di trionfo di Madrid e dal 1650 fu l’architetto della cattedrale di Toledo. Tutta la sua opera fu fortemente influenzata dal classicismo ed anche dai pittori veneti Veronese e Vecellio che operarono a Madrid. In architettura portò in Spagna lo stile churrigueresco di origine portoghese e seguì anche i modelli rinascimentali italiani, non limitandosi ad utilizzare gli schemi del barocco.

Operò anche come scultore, influenzato dai colleghi Juan Martinez Montañés e Gian Lorenzo Bernini. Si dedicò soprattutto ad opere lignee policrome raffiguranti la devozione. Il suo capolavoro è la statua dell’Immacolata Concezione, conservata insieme ad altre sue opere nella cattedrale di Granada. Grazie a Filippo IV nel 1652 fu nominato canonico della cattedrale della sua città natale, Granada, dove morì nel 1667.

Francisco Bautista

Francisco Bautista nacque a Murcia nel 1594 e morì a Madrid nel 1679. E’ stato un religioso gesuita e un grande architetto che lavorò nella progettazione e nella costruzione delle chiese di Madrid e Toledo.

Iniziò il suo percorso realizzando le retablos, grandi pale d’altare, seguendo lo stile del manierismo italiano. Nel 1628 gli fu affidato l’incarico della progettazione della chiesa dei Gesuiti di Toledo, oggi dedicata a Sant’Ildefonso. Si dedicò subito dopo ai lavori al Collegio Imperiale di Madrid, ora diventato collegiata di Sant’Isidoro, operando sulla facciata e all’elevazione utilizzando le colonne.

Riconoscibile in entrambe le opere la mano di Bautista, con differenze che caratterizzano le due costruzioni. La chiesa madrilena è più ricca di disegni ed ha le stesse nervature verticali della navata anche sulla facciata. Più complesse e articolate anche le volte e le tribune che in alcuni casi risultano sovrapposte.

Le soluzioni progettuali di Bautista vennero prese in considerazioni da altri artisti dopo di lui e utilizzate nella costruzione di diverse chiese spagnole. Egli realizzò anche la chiesa del Sacramento, la cappella dell’ospedale del terzo ordine francescano e la chiesa del Salvatore. Sempre Bautista fu l’architetto della chiesa dei Commendadoras de Santiago.

José Benito Churriguera

José Benito de Churriguera nacque a Madrid nel 1665 ed è stato il fondatore dello stile barocco chiamato churriguerismo. Nato in una famiglia di artisti, si formò nella bottega del padre, ebanista e scultore originario di Barcellona. Nel 1690 fu chiamato a lavorare a corte come architetto dal re Carlo II e vi rimase per sei anni.

Tra i suoi primi lavori va segnalato il restauro della cappella del Sagrario nella cattedrale di Segovia del 1689. A Salamanca si dedicò alla costruzione di diversi altari nelle chiese principali come quella domenicana di San Esteban. Qui lavorò anche per il collegio dei Gesuiti, la cattedrale e il municipio.

A Madrid Churriguera operò alle facciate delle chiese di San Gaetano e di San Sebastiano e alla cappella della chiesa di San Tommaso. Realizzò gran parte dei lavori anche al palazzo dell’Accademia di San Ferdinando, terminato poi dal fratello Alberto.

Sua la progettazione della nuova città di Nuevo Batzan, realizzata con idee urbanistiche innovative e originali che ha visto la costruzione del palazzo e della chiesa.

Churriguera viene ricordato come un artista improntato all’utilizzo di molti elementi decorativi, presenti anche nelle strutture architettoniche. Decori e ornamenti sono di ispirazione iberica, gotica, musulmana, barocca e messicana.

About Author

Pasquale Palmiotto

Autore e fondatore di Bioarchitettura e Domotica. Diplomato geometra contro la mia volontà (preferivo liceo classico e lettere), ho dovuto combattere parecchio per ritrovare la strada da cui ero stato allontanato e tornare a fare quello che mi piace di più: scrivere.